Prendete un polistrumentista d’eccezione, aggiungete un pugno di amici di infanzia tutti accomunati da una grande passione per la musica e per il blues in particolare. Poi mescolate in un crogiuolo pieno di atmosfere eccitanti e di persone altrettanto appassionate, il tutto in un ambiente fertile e stimolante. Ecco i Jethro Tull.

IL CELEBRE FLAUTO TRAVERSO

Il loro leader, lo scozzese Ian Anderson, capace di disimpegnarsi in modo brillante in una decina di strumenti, si narra avesse imparato a suonare quello che lo ha reso celebre (il flauto traverso) in poco più di due settimane. Dentro la loro musica si possono rintracciare gli echi dei più svariati influssi, dal blues al jazz, dal folk al rock, dal pop alla musica classica. Con in più la voce pulita e chiara del loro leader e quel flauto a far da contrappunto, suonato in modo innovativo, mai invadente.

LA SUMMA DELLA GOLDEN AGE DEL ROCK

Dal primo album (ThisWas – ancorato alla passione giovanile per il blues) ai lavori più maturi (Stand Up, Benefit), fino ad arrivare al loro capolavoro (Aqualung), si dipana un percorso che solo in modo un po’ riduttivo può essere etichettato come “Progressive”. E’ in realtà musica totale, vera summa dell’epoca d’oro del rock. La caratteristica principale del gruppo, al di là delle virtù musicali,è però la grande capacità di raccontare delle storie, piccoli bozzetti di vita vissuta raccolti quasi in presa diretta dalle strade di una Inghilterra contemporanea ed antica al tempo stesso.

RACCONTO DI NOTE CHE DIVENTANO VITA

Ecco allora il dickensiano canto di Natale di Christmas Song, o le figure femminili raccontate in MotherGoose, Cross-Eyed Mary e Jeffrey Goes To Leicester Square, oppure ancora nel lungo racconto di ThickAs A Brick in cui si narrano le vicende di un bambino prodigio, con tanto di finto quotidiano nella copertina del 33 giri. E perfino in Bourée, famosissimo brano strumentale (rivisitazione in chiave rock di un pezzo di musica classica di Johann Sebastian Bach), il flauto tuttofare di Ian Anderson non fa altro che ricamare un racconto fatto di note che diventano immagini, colori, vita vera.

IL CAPOLAVORO

Il capolavoro dei Jethro Tull, si diceva, è però Aqualung, storia di un barbone dal respiro affannoso ed ansimante, simile a chi indossa un autorespiratore (l’aqualung del titolo, appunto). Qui tutto si condensa in un vibrante, epico inno. Quell’uomo che vive per strada, alla fine, è comunque un amico, un fratello. Qualcuno arriva a vedere nell’immagine della copertina del disco un ritratto di Ian Anderson stesso, nei panni di un vecchio straccione, quasi a testimoniare una identificazione integrale fra il narratore ed il personaggio creato. La musica, infine. Toccante, trascinante, entusiasmante. Lunga vita al menestrello scozzese. 

Playlist: Aqualong – Jethro Tull