C’è stato un tempo in cui ogni paese aveva un suo “Cinema Paradiso”, come quello raccontato dal regista bagherese Giuseppe Tornatore nella sua opera premio Oscar. In ogni cittadina c’era una sala in cui il proiezionista avviava il film, mentre gli spettatori su quello schermo proiettavano speranze, sogni, amori.

BACI PROIBITI

Era l’epoca dei baci proibiti dalla censura perbenista, della Bardot scandalosamente sensuale che sembrerebbe oggi più castigata rispetto a qualsiasi aspirante attricetta sulla copertina di un rotocalco. Erano gli anni della rivoluzione culturale, della libertà sessuale, della voglia di cambiare il mondo e quel refolo d’aria fresca soffiava in provincia, anche grazie ai film che raccontavano una vita altra.

AMORI DA FILM

Ci si innamorava in quei cinema, credendo di essere lontani dagli sguardi indiscreti dei compaesani, ci si scambiava il primo bacio, sentendosi un po’ Grace Kelly e Cary Grant che in “Caccia al ladro” si baciavano mentre il cielo di Montecarlo veniva illuminato dai giochi d’artificio.

SIAMO UOMINI O CAPORALI?

Si rideva con i film di Totò, solo in apparenza commedie ma in realtà spaccati fotografici di un Paese che ancora faceva fatica a chiudere col passato. Esplodeva il cinema quando ne “I due colonnelli”, l’ufficiale Di Maggio, interpretato dal re Antonio De Curtis, rispondeva “Ci si pulisca il culo” al crudele maggiore Kruger che gli ricordava di avere carta bianca anche per uccidere cittadini innocenti.

IL SOGNO DI UN RISCATTO

Perché ogni spettatore in cuor suo sognava di avere una metamorfosi come quella narrata nel film, da uomo antipatico, scorbutico, insensibile a uomo coraggioso e capace di incredibili atti di eroismo. “Tornavo ogni pomeriggio a vederlo – raccontò una volta un anziano signore quasi con le lacrime agli occhi – perché avrei voluto essere al suo posto, mentre durante la guerra ero un ragazzino ingenuo e timido disinteressato alla politica, spedito al fronte perché non ero riuscito a sfuggire”. “Ero stato un vigliacco – diceva l’uomo, chinando il capo – e vedendo quel film pensavo che avrei avuto anche io prima o poi la mia occasione di riscatto”.

UN MONDO SCOMPARSO

E come lui, tanti inseguivano speranze fumando una sigaretta dopo l’altra, prima ancora che il divieto fosse imposto ai luoghi pubblici, guardando passare quelle immagini in sequenza sullo schermo. Oggi quel mondo sembra appartenere a un’era lontana, a un passato tanto distante da essere incomprensibile a chi oggi abbia meno di 40 anni. Eppure il fascino di quelle sale è rimasto intatto e fa sempre impressione vederne il decadimento, scorgere appena sulla facciata di un edificio le lettere ormai ingiallite del nome del cinema.

IL CINEMA RISORGIMENTO

Ad Altavilla Milicia, lungo il corso principale, resta solo l’insegna di quello che un tempo era ritenuto il primo luogo d’incontro in una cittadina allora raggiungibile solo attraverso la strada statle dato che non era stata realizzata l’A19. “Cinema Risorgimento” si legge ormai a malapena e chissà quante storie avrebbero da raccontare quelle mura se potessero parlare.

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