Luigi Lo Cascio contro Pierfrancesco Favino. Il Traditore di Marco Bellocchio ci lascia in eredità uno straordinario spaccato della storia della nostra infelice terra, ma soprattutto questa sfida attoriale tra i due protagonisti di un film non indimenticabile. Chi ha vissuto quella stagione e chi ha seguito in diretta le fasi del processo in cui Tommaso Buscetta si ritrovò faccia a faccia in aula con il gotha della mafia dell’epoca, da Luciano Liggio a Pippo Calò, rimane freddo sulla trama del film, ma non può che rimanere a bocca aperta davanti a Lo Cascio e Favino, mostruosamente bravi e assai credibili.

DA IMPASTATO A CONTORNO

Se Favino ha dovuto studiare per dare tono al lessico imbastardito di Buscetta, Lo Cascio ha pescato nelle radici linguistiche di Palermo per il suo Totuccio Contorno a cui ha dato incredibile spessore . Il Peppino Impastato che contava i 100 passi, l’introverso dottore de La Meglio Gioventù, lo psicopatico stragista di Smetto quando voglio, si è reincarnato in un boss sanguinario tutto onore e famiglia e che per l’onore e la famiglia ha messo alla sbarra una mafia in cui non valeva più la pena di credere.

GENERAZIONE DI FENOMENI

Tutti a celebrare il divo Favino per la sua prova d’autore, ma da queste parti una volta tanto si preferisce l’applauso a scena aperta per un figlio della nostra terra che mostra ancora la faccia dell’attor giovane ma si è saputo guadagnare, anche attraverso un percorso non esente da rischi, una credibilità assoluta su scala internazionale. Lo Cascio appartiene ad una generazione di fenomeni sbocciata nella più felice stagione culturale di Palermo che ha laureato anche Claudio Gioè, Paolo Briguglia, Vincenzo Amato, Corrado Fortuna, tanto per citare i primi nomi che vengono in mente.

UN CONTORNO D’AUTORE

Nipote d’arte – suo zio era Luigi Burruano, immensa maschera del teatro popolare e protagonista di tanti film a cavallo degli anni 2000 – Lo Cascio è arrivato al cinema quasi per caso, ma già svezzato e pronto per misurare il suo talento su più campi. Tra i pochi a saper alternare ruoli leggeri a parti drammatiche, è riuscito nell’impresa di non far diventare macchietta un personaggio non secondario nelle storie dei processi per mafia. E il rischio c’era. Non ce ne voglia Favino, ma il Contorno di Lo Cascio ha la dignità di un primo piatto. E da solo vale il prezzo del biglietto.

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