I giardini del Sette-Ottocento, così come le cattedrali gotiche, sono dei “libri” che vanno letti, interpretati e capiti affinché vedere diventi anche capire e non solo guardare. A Palermo, Villa Giulia è uno di quei luoghi che merita di essere visitato, visto e osservato bene. In particolare c’è una cosa, perfettamente al centro che andrebbe meglio compresa, ovvero l’Orologio del Dodecaedro, una statua rappresentate il personaggio della mitologia, Atlante da fanciullo che sorregge una meridiana fatta, per l’appunto, dalla figura geometrica solita composta da 12 facce pentagonali.

L’ORIGINE DI VILLA GIULIA

Villa Giulia si torva a due passi dal mare, in via Lincoln, alla Kalsa, a fianco l’Orto Botanico. Prende il nome da Giulia d’Avalos, fu progettata dall’architetto Nicolò Palma su una perfetta pianta quadrata e al suo interno si trovano sculture e decorazioni ornamentali architettoniche e botaniche. Lo spazio centrale invece fu progettato dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda. Al centro esatto si può notare il bizzarro Orologio progettato dal matematico palermitano Lorenzo Federici e scolpito da Ignazio Marabitti.

IL SIGNIFICATO DEL DODECAEDRO

Il complesso di armonia geometrica della Villa indica la sua essenza di luogo di riflessioni iniziatiche. Sono molte le fonti dove poter trovare particolari più o meno espliciti, difficile da trovare il significato (ermetico? Esoterico? O più semplicemente filosofico?) del Dodecaedro.

NOZIONI DI PLATONISMO

Per comprendere il valore simbolico della scultura occorre avere delle semplici nozioni di platonismo o di geometria solida, tant’è che questa figura (insieme al tetraedro, al cubo, all’ottaedro e all’icosaedro) fa parte dei solidi platonici, e simboleggiava l’universo. Gli altri solidi erano i simboli del fuoco, della terra, dell’aria e dell’acqua. Così indicò il filosofo greco nel suo Timeo.

IL TRIANGOLO CELESTE

Ma andiamo per ordine. È risaputo che il triangolo equilatero (con o senza occhio è un simbolo divino, altrove conosciuto come Delta luminoso) rappresenta la perfezione in quanto da tre rette si forma la prima figura piana perfetta. Platone lo chiama triangolo celeste.

PLATONE E LA REPUBBLICA

Il pentagono, non è altro che l’unione di un quadrilatero sormontato da un triangolo, per tale ragione, non simboleggia uno degli elementi, perché non era formato solo da triangoli come gli altri solidi citati. L’importanza della geometria in Platone era così alta che nella sua Repubblica il giovane che doveva diventare custode, ovvero filosofo della classe eletta a governare, doveva studiare nell’età compresa dai venti e ai trentanni le quattro discipline pitagoriche: aritmetica, geometria (solida e piana), astronomia e armonia.

IL PENTAGONO DETTO SALUTE

Il pentagono era il segno di riconoscimento tra i membri della confraternita pitagorica e veniva chiamato “Salute”, per non aggiungere che già allora era presente come simbolo magico. In dodecaedro, formato dai 12 pentagoni, come abbiamo visto fa parte di cinque altri solidi, e nello specifico Platone nel Fedone riferendosi a esso (e non probabilmente alla sfera) scrive: «C’era tuttavia una quinta combinazione che Dio usò nel disegnare l’universo». In breve, quel solido in quel punto della Villa indica un allegorico centro dell’universo.

IL FASCINO DELLA MERIDIANA

Sarebbe bello, infine, dopo aver appreso che quella meridiana “nasconde” un’antica concezione della creazione dell’universo, poter osservare “come si comporti” in giorni particolare come ad esempio gli equinozi e i solstizi, chissà che non si scoprano altre affascinati sorprese.

 

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