Siamo all’esterno di un pronto soccorso siciliano tra urla e sigarette. Attorno c’è un’umanità varia che nulla ha da invidiare a quella resa celebre da Cinico Tv di Ciprì e Maresco. C’è quello con un probabile infarto in corso che educatamente attende il suo turno, nonostante avrebbe più di un motivo per pretendere di essere subito visitato.

“CORNUTO DELLO STATO”

Sbraita come un forsennato, invece, un altro tizio che da due mesi dopo una caduta ha male a un piede. Guai a fargli presente che non è certo un’emergenza, che potrebbe benissimo con calma andare prima dal medico di famiglia per poi effettuare gli accertamenti del caso. “I raggi (le radiografie) costano un saccu i picciuli, me li deve fare sto cornuto dello Stato”, grida mentre intanto accanto a lui due signore si scannano per l’unico posto libero in sala d’attesa, elencando ad altissima voce le proprie sofferenze. Quando siamo certi di non poterci più stupire di niente, arriva lui, probabilmente ricoverato in qualche reparto dato che indossa pigiama, ciabatte e vestaglia.

IL FUMO AL POSTO DELL’OSSIGENO

È visibilmente sofferente tanto che trascina una flebo in una mano e una bombola d’ossigeno portatile nell’altra. Arriva, si siede su un muretto davanti all’ingresso dell’area di emergenza e accende una sigaretta.  La aspira con avidità e appena sta per finire, col mozzicone in mano ne accende un’altra. L’unico momento di pausa dal fumo è quando mette la maschera dell’ossigeno sulla bocca,  la tiene pochi minuti, tossisce, sputa e riprende a fumare come se niente fosse.

“ACCUSSI’ VOGGHIU MORIRI”

Dopo un po’ tutti iniziano a guardarlo, perché in meno di mezz’ora ha fatto fuori un pacchetto di sigarette, lui che a stento riesce a respirare autonomamente. E quando un signore gli si avvicina per dirgli che così si ucciderà, il fumatore incallito, si alza in piedi, lo guarda negli occhi e con aria di sfida gli risponde: “Accussì vogghiu muoriri”.