Il nostro omaggio a Sebastiano Tusa, nel giorno del suo funerale e della sepoltura nella chiesa di San Domenico, il Pantheon di Palermo. Non cambiano i pensieri e le riflessioni rispetto al giorno della celebrazione nella Cattedrale di Palermo, pochi mesi dopo la tragedia aerea che ne causò la scomparsa.

COSA HA RAPPRESENTATO

Non basta un articolo per spiegare cosa ha rappresentato Sebastiano Tusa per la storia dell’archeologia, per la gestione dei beni culturali in Sicilia e per la politica della nostra isola. Certamente più che eccezionale sarebbe corretto definirlo eccezione. E non stupisce che la sua prematura e improvvisa scomparsa abbia accresciuto la schiera di estimatori, secondo una triste e consolidata usanza. Oggi che la Sicilia gli dice ufficialmente addio con una doppia cerimonia che rende onore all’uomo di cultura e all’uomo delle istituzioni, è il caso di ripulire i pensieri dalla retorica e concentrarsi sul suo lascito più autentico.

IL FUTURISTA

Tusa è stato un intellettuale nel senso più vero del termine, uomo di pensiero e di azione. Per certi versi un futurista, se ci è consentito ripescare il termine dalle pagine di  storia. Quando c’è stato da sporcarsi le mani l’ha fatto senza indugi. Scavare è stato il suo mestiere oltre che la passione della sua vita, l’ha fatto anche inseguendo un ideale di diverso governo della cultura. E non solo dalle postazioni privilegiate, ma anche accettando sfide difficili.

FUGGIRE DALL’ESILIO

Si pensi alla Soprintendenza del Mare che molti hanno inteso come l’esilio dal quale renderlo innocuo e che invece Sebastiano Tusa ha trasformato in un piccolo gioiello di efficienza, in un modello culturale di trasferimento dei saperi nuovo e originale. E con eguale passione s’è buttato nella mischia quando a Palermo c’era da contrapporre un altro modello  all’orlandismo di seconda generazione, affiancando Alessandro Aricò in una rincorsa resa impossibile dal tradimento di molti compagni di viaggio.

ESPLORATORE ANOMALO

Era lo stesso Tusa che celebriamo oggi, esploratore di passato e attento programmatore di futuro, sognatore e pragmatico, a seconda della lente che ciascuno di noi preferiva inforcare per valutare quest’uomo anomalo. Dove sta la sua anomalia? Nell’essere sempre da una parte altra rispetto a quella in cui noi siamo abituati a incastonare accademici e studiosi. Non piaceva a tutti da vivo, è tutto da dimostrare che sia apprezzato adesso che non c’è più. Le tracce che ha lasciato sono nette, non è obbligatorio ripercorrerle purché non si utilizzi il suo nome per far passare criteri gestionali lontani persino dalla sua pur fervida immaginazione.

IL CARATTERE

Tusa è stato rivalutato dal governo Musumeci e da chi non gli ha fatto mancare sostegno poco prima della nomina che, paradosso della storia, gli è costata la vita. Carattere ostico, dicevano quelli che l’avevano messo all’angolo per anni pur riconoscendone la qualità intellettuale. Forse è anche vero, ma è molto più probabile che la definizione fosse quella giusta per coprire la sua scarsa disponibilità a mediare su temi in cui non riconosceva autorevolezza all’interlocutore.

UOMO NON INVISIBILE

Oggi Sebastiano Tusa ritorna in vita. In Cattedrale non si onora soltanto la sua scomparsa, ma si dà un calcio alla bestemmia di quel silenzio assordante che ha circondato la sua vicenda dopo la tragedia di Addis Abeba. Torna in vita perché la morte è parte di essa, mentre la morte vera è l’oblio. Tra lacrime e futuro, che si torni a parlare di Tusa, che si dia corso alle sue utopie o se ne boccino gli atti se ritenuti poco aderenti al futuro. Ma che non si ignori un uomo che mai è stato invisibile. Questo davvero sarebbe oltraggioso.

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