I vostri cani dormono troppo, non mangiano o mangiano più del solito, sono irrequieti, abbaiano agli altri cani o mordono tutto ciò che gli passa vicino? Non sempre è una questione di carattere. Anzi, il più delle volte si tratta di disturbi comportamentali. L’uomo tende a sottovalutare i sentimenti degli animali, pensa che solo lui sia capace di provare emozioni. E non si tratta solo di essere felici o tristi. Il nostro animale potrebbe soffrire di depressione, di ansia e, udite udite, perfino di attacchi di panico.

LO PSICOLOGO DEI CANI

Marcello Messina – rieducatore

Mi sono imbattuto in un uomo, la cui figura può essere equiparata a quella di uno psicologo: si tratta del rieducatore per cani Marcello Messina. Non ama definirsi psicologo, perché per esserlo serve una laurea in psicologia, ma di fatto lo è, visto che nei suoi studi negli Stati Uniti si è specializzato nella cura del comportamento degli amici a quattro zampe. Non prescrive farmaci, non può farlo, ma cerca di entrare nella testa dei cani e soprattutto dei suoi padroni, per comprendere determinati atteggiamenti, cercando di porre rimedio.

SONO CANI, NON BAMBINI

“Quando il cane è cucciolo – spiega Messina – bisognerebbe fare prevenzione: vanno creati dei percorsi per educare il comportamento dell’animale, un percorso di conoscenza tra il proprietario e il Carrozzina per canicane”. Da questa prima affermazione è palese che l’errore principale parta dal padrone. Come si fa per un bambino, un cane va educato. Ma attenzione, guai ad “umanizzarlo”. Un cane è un cane e va trattato come tale. Purtroppo, troppo spesso, tutto ciò avviene, soprattutto con i cani di piccola taglia: “Il cane piccolo – ci racconta il rieducatore – viene spesso umanizzato. Non li trattano da cani ma da bambini. Alcuni padroni gli mettono il vestitino, altri li portano in giro con passeggini costosissimi adatti a loro, altri ancora li fanno mangiare nella loro tavola. Niente di più sbagliato. E’ come mettere ad un figlio il collare e portarlo a fare la pipì per strada. Questi comportamenti portano gli animali a non riconoscere i loro simili come stessa specie. In alcuni casi, certi cani sono talmente umanizzati che vanno in panico”.

SINTOMI

L’attacco di panico dei quattro zampe, però, non si manifesta come nell’uomo. Un cane ansioso dimostra le sue crisi rimanendo bloccato o tremando come una foglia. A volte prova anche a scappare dalla situazione che lo porta ad uno stato di sofferenza: “Molto spesso certe ansie sono sottovalutate. Si dice, per esempio, che il cane quando diventa maturo cambia carattere. Anche questa credenza è errata – spiega l’esperto – il cane ha sempre un perché, non impazzisce dall’oggi al domani. Anche quando morde c’è un motivo che lo ha portato a quel comportamento”.

COLPA DEL PADRONE

Paure, ansie, fobie, attacchi di panico, dunque, al pari di un essere umano. E quasi sempre è colpa dell’uomo: “Un’iperattività può sembrare normale, la gente pensa che l’animale sia così di carattere, che è cucciolo ed è per questo che si comporta così; e invece dietro a certi atteggiamenti può nascondersi qualche disturbo”. Se il vostro cane è depresso, mangia poco, mostra segni di irrequietezza, è sempre arrabbiato o nervoso, può anche dipendere dalla razza.

FUORI DAL LORO MONDO

Non ci sono tipologie di cani predisposti a problemi di natura psicologica, ma l’animale va esaminato nel suo contesto, per cosa è nato e dove si trova. E talvolta è proprio questo il problema: “Le razze da lavoro che non fanno attività fisica – chiarisce Messina – sono le più predisposte. Cani prettamente da caccia, come per esempio il Jack Russel o il cocker, tenuti tutto il giorno in appartamento, sicuramente non sono in uno stato ideale di benessere”.

PAURE ESAGERATE?

A quanto pare, però, tra le patologie comportamentali dei nostri amici animali, non esiste l’ipocondria. Il cane non ha paura delle malattie, né sembra essere consapevole della morte, quindi non mostra paure di questo tipo. Chi ha timore a volte esagerato per lui, neanche a dirlo, è spesso il suo padrone. Cani che hanno cambiato padrone o habitat hanno il più delle volte cambiato carattere, ciò a dimostrazione di quanto sia importante il rapporto padrone-cane-ambiente.

IL LAVORO DEL RIEDUCATORE

Il lavoro di Marcello Messina e di tutti i rieducatori di cani è senza dubbio complesso, perché spesso devono curare il proprietario del cane – senza farglielo capire – e non l’animale. Per farlo servono “savoir faire” e tanta pazienza. E a volte, usando un proverbio ad hoc, è come menar il can per l’aia. In questi casi, non rari, il suo amico psic gli sussurra all’orecchio: “Non ti preoccupare, proverò in tutti i modi ad aiutare il tuo padrone a capirti”. Non c’è che dire, con certi umani è proprio una vita da cani.

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