Oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più importanti istituzioni museali del bacino del Mediterraneo, che disegnano con grande precisione e cura una delle delle più potenti e affascinanti civiltà del mondo antico. Questa è “Carthago. Il mito immortale”, la mostra inaugurata al Colosseo che racconta Cartagine dalle origini fenicie della città nel IX secolo avanti Cristo alla Cartagine cristiana del VI secolo dopo Cristo.

L’EVENTO DEL COLOSSEO

Un percorso che lega le vicende della grande potenza del mondo antico,  assieme a Roma, lungo un percorso narrativo che si snoda negli spazi del Colosseo e del Foro Romano, nel Tempio di Romolo e nella Rampa imperiale. Dalla fondazione dell’Oriente fenicio passando per la storia della città e dei suoi abitanti, l’espansione nel Mediterraneo e la ricchezza degli scambi commerciali e culturali nella fase che va dalle guerre puniche all’età augustea, fino a giungere ai definitivi scontri con Roma che segneranno la sua distruzione, ricostruzione e integrazione definitiva nel mondo romano e poi cristiano.

LA BATTAGLIA DELLE EGADI

E con un particolare approfondimento sulla Battaglia delle Egadi del 241 avanti Cristo, con l’annientamento di quella che era rimasta per Roma l’unica rivale per il controllo del mare. E ancora la nuova Colonia Concordia Iulia Carthago, città monumentale tra ricchissimi edifici e mosaici spettacolari. 

L’IMPORTANZA DEI REPERTI

Ad oltre trent’anni dalla mostra “I Fenici” di Palazzo Grassi a Venezia, l’esposizione romana presenta reperti di straordinaria importanza. Ad esempio, due rostri romani e un rostro punico recuperati dai fondali che furono teatro della Prima guerra punica alle isole Egadi e rappresentano elementi utili a comprendere la sviluppo di una civiltà protagonista nella storia del Mediterraneo. 

CARTAGINE E ROMA

Cartagine è stata sempre raccontata dal punto di vista di Roma che, vincitrice sulla città fenicia, ha riportato l’immagine sotto la lente del suo predominio. Nell’immaginario collettivo, lo scontro tra le due potenze, le guerre puniche, la lotta senza esclusione di colpi, sono stati i principali elementi che hanno caratterizzato questa parte di storia del Mediterraneo.

SUPERARE GLI STEREOTIPI

Il nome della città fenicia evoca ancora oggi una civiltà esotica, uno straniero inquietante, un nemico sanguinario perché vediamo Cartagine con gli occhi di Roma. La mostra “Carthago. Il mito immortale” ci porta a superare questi stereotipi. Raccoglie, infatti, il meglio della ricerca scientifica che. con un paziente lavoro storico, archeologico e filologico, ha restituito voce autonoma alla cultura della città fenicia.

AFFRESCO STORICO

Nel suggestivo scenario del Colosseo, ci si immerge in un grande affresco storico generale che prevede molteplici possibilità di fruizione, articolate in varie sezioni. Le origini, quando i Fenici partendo dall’odierno Libano, si espandono in tutto il Mediterranee. Le città di Biblo, Sidone, Tiro, la navigazione e il commercio, l’urbanistica, la vita politica e amministrativa, le arti e l’artigianato, l’alimentazione.

UNA VISIONE COMPLETA

E ancora, il mondo funerario, Cartagine e Roma, Cartagine all’indomani della Terza guerra punica, la Colonia Concordia Iulia Carthago; la Cartagine cristiana; Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo. Una visione completa, con sezioni multimediali a corredo della splendida esposizione, arricchita da due pubblicazioni edite da Electa.

LA RIFLESSIONE

Un volume di studi, con numerosi contributi dei più grandi esperti che, sorretto da rigorose basi scientifiche, introduce il lettore nella realtà antica e gli consente una riflessione su moderni fenomeni, in qualche modo comparabili. Un secondo volume che costituisce un’agile guida bilingue che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna.

LE PROVENIENZE

Reperti importanti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali: il Palazzo del Quirinale, i Musei di Napoli, di Cagliari, di Sassari, il Museo nazionale di Beirut, il Museo archeologico della Catalunya, il Museo di Càdiz. E ancora, dal  Museo nazionale di Madrid, dal Museo nacional de arqueologia subacquatica di Cartagena, dal Museo di Ibiza e Formentera, dal Musei del Bardo, di Cartagine, di Sousse, di Nabeul e di Kerkouane.

IL SALINAS PROTAGONISTA

E la Sicilia è protagonista con più di cento reperti inviati dai suoi musei. Dal Museo regionale Salinas di Palermo arrivano la stele funeraria da Lilibeo, anfore puniche e  preziosi corredi funerari. Dallo scavo dell’Acropoli di Pantelleria i tre ritratti imperiali in marmo di Cesare, Antonia Minore e Tito e un tavolo in marmo con iscrizione punica, candelabri in bronzo, uno specchio in bronzo con iscrizione dedicata al dio Melqart.

DA SIRACUSA E MARSALA

Da Siracusa arriva la Corazza dalla Tomba del Duce ignoto di Monte S. Basilio; dal Museo di Marsala il corredo di bordo della Nave Punica (chiodi, anfore, resti di cime in fibra tessile, lamine in piombo e ramoscelli di pianta simile alla cannabis); da Mozia la celeberrima maschera ghignante, collane e ornamenti, un amuleto raffigurante la dea Tanit e alcune stele provenienti dal Tofet.

LA SOPRINTENDENZA DEL MARE

Ma il focus principale è rappresentato dalla sezione dedicata alla Battaglia delle Egadi che vede protagonisti tre rostri in bronzo, micidiali armi di distruzione montati sulla prua delle navi, e due elmi del tipo Montefortino, appartenuti a soldati romani e recuperati dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana nei fondali di Levanzo. Due rostri romani e uno punico, restaurati dall’Istituto Superiore di Restauro di Roma, che raccontano le ultime cruente fasi della battaglia navale che decise le sorti del Mediterraneo.

OMAGGIO A TUSA

Ed è proprio qui, in questa fase della visita, che più  forte è il ricordo di colui che tanto ha fatto per lo studio della battaglia. Sebastiano Tusa, recentemente scomparso nel disastro aereo in Etiopia, ha dedicato buona parte della sua carriera allo studio dello scontro navale tra romani e cartaginesi che mise fine alla Prima guerra punica.

UN TASSELLO IMPORTANTE

Un tassello importante nella storia del Mare Nostrum che grazie a lui, oggi ha meno segreti. E proprio a Tusa è dedicata la mostra. Il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, curatrice dell’evento assieme a Francesca Guarneri, Paolo Xella, José Ángel Zamora López, Martina Almonte e Federica Rinaldi, nel corso dell’inaugurazione ha dedicato al grande archeologo siciliano parole di grande stima. Ricordando come lo stesso avesse con entusiasmo partecipato alla fase di ideazione della mostra mettendo subito a disposizione i reperti siciliani.

DIALOGO NEL MEDITERRANEO

E fin da subito aveva soprattutto condiviso l’idea che sta alla base di tutto l’evento: le relazioni profonde che legano i popoli nel nome di una cultura comune portatrice di valori importanti. E, certamente, Sebastiano Tusa ha rappresentato questi ideali con il suo lavoro, le sue ricerche, i suoi studi. Molti dei reperti in mostra manterranno viva la sua presenza, nel segno di un dialogo tra le genti del Mediterraneo che dall’antichità prosegue sino ai nostri giorni.

Playlist: Wooden ship – CSN